Lingue artificiali

Una lingua artificiale è una lingua sviluppata dall'ingegno di una o più persone, a differenza delle lingue naturali, che derivano da secoli di evoluzione linguistica. Lo sviluppo delle lingue artificiali è chiamato "glossopoiesi". Questa definizione appare spesso anche in libri di linguistica. Ma in effetti tutte le lingue, più o meno, italiano compreso, hanno subito degli interventi manuali che non sono derivati da una naturale evoluzione linguistica ma piuttosto dall'intervento di qualche personaggio illustre. Quindi, secondo questa classificazione molte se non tutte le lingue sarebbero artificiali. Si vedano ad esempio le numerose parole inventate da Dante che non facevano parte del Fiorentino del Trecento[1] o che dire dell'Ebraico moderno, pianificato alla fine dell'800 da Eliezer Ben Yehuda o gli interventi che numerose accademie delle lingue nazionali effettuano ufficializzando un certo uso della lingua, come per esempio si fa in Germania o in Francia.

lezione
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Lingue artificiali
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Glottologia e linguistica
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 75%

Per questi motivi alcuni usano anche il termine di lingua pianificata, del tutto o in parte, per superare i limiti di questa classificazione insufficiente.

Quindi per chiarezza si definisce una lingua artificiale una lingua totalmente o in gran parte pianificata.

I motivi che portano a creare una lingua artificiale

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I glottoteti, ossia le persone che creano lingue artificiali, sono principalmente mossi da questi intenti:

  • Creare una lingua per permettere a più popoli di comunicare
  • Creare una lingua per un'opera letteraria o un film
  • Puro divertimento

Competenze necessarie

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In linea teorica chiunque potrebbe creare una lingua artificiale, ma senza delle competenze si finirà per creare un codice dell'italiano, ossia un italiano con qualche parola differente. Dunque, le competenze di base per poter creare una lingua artificiale diversa dall'italiano sono:

  • Conoscenza della grammatica di qualche lingua diversa dall'italiano (anche una lingua regionale)
  • Conoscenza base della fonetica
  • Piccole conoscenze linguistiche generali

Possono essere utili:

  • Conoscenze linguistiche più approfondite
  • Conoscere l'IPA
  • Conoscere bene tante lingue

Modelli linguistici

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Per prima cosa si deve distinguere tra due modelli principali: naturalistici e non naturalistici.

Le lingue naturalistiche hanno molte eccezioni, mentre quelle non naturalistiche sono molto più logiche.

A priori e a posteriori

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Altra distinzione veramente importante da fare è tra lingue a priori e a posteriori.

Le lingue a priori sono lingue sviluppate da zero, senza partire da nessun linguaggio esistente. Sono l'ideale per simulare lingue isolate o di mondi diversi, perché non hanno legami con lingue oggi esistenti. Tuttavia sono molto difficili da sviluppare, perché richiedono un grande lavoro per creare una grammatica rivoluzionaria. Il lavoro per i vocaboli inoltre è molto lungo e dev'essere spezzettato per evitare doppioni; possono venire in aiuto generatori di vocaboli, ma resta comunque un lavoro difficile.

Una lingua a posteriori, invece, è sviluppata basandosi su un'altra o più lingue. Ciò rende la lingua più semplice da sviluppare, potendo contare su grammatiche e dizionari già sviluppati.

Fonetica ed alfabeto

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La fonetica di una lingua artificiale conta molto, soprattutto per l'uso che se ne vuole fare. Ad esempio una lingua ausiliaria dovrebbe avere una fonetica molto semplice, mentre una lingua che deriva da un'altra lingua dovrà conservarne gli elementi tipici o, comunque, avere una storia coerente che giustifichi la modifica dei suoni.

L'alfabeto può essere sviluppato da zero o preso da uno esistente, ad esempio il latino o il cirillico. Se le lettere possono conservare il loro valore tipico, bisogna stare attenti ad altri suoni. Ad esempio la /ɲ/, ossia la "gn" italiana, in varie lingue è scritta come "gn", "ny" o "ñ". In questo, dunque, si può aver molta più libertà di scelta. Altra cosa da valutare è l'uso dei diacritici: per esempio, il suono /y/ è scritto "u" in lombardo, piemontese e francese, mentre "ü" in tedesco, romancio e turco.

Altra cosa da valutare sono le doppie, dette in linguistica geminate: in molte lingue sono praticamente assenti in pronuncia, ma si trovano scritte. Possono essere scritte per ragioni etimologiche, per segnare una differenza di pronuncia o per segnare un accento. Esempio eclatante è l'ortografia milanese, che ha sia consonanti etimologiche (come in "ciappà"), sia cose come la "ss", che indica un suono differente da "s" e per l'accento, in parole come "speremm". Quella doppia m porta l'accento sull'ultima "e", senza di essa sarebbe accentata la prima e.

L'accento

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L'accento non è solo un segno grafico, è un elemento essenziale di ogni lingua. Infatti ogni lingua ha una regola dell'accento, che stabilisce dove va messo l'accento. Le lingue con una regola fissa e poche eccezioni tendenzialmente non segnano graficamente l'accento, se non appunto nelle eccezioni, mentre le lingue più irregolari lo segnano sempre.

Esempi di regole dell'accento:

  • Italiano: prevalentemente sulla penultima sillaba
  • Lombardo: ultima sillaba se la parola termina per consonante, penultima se termina per vocale
  • Greco antico: tre tipi di accenti, sempre segnati, la cui caduta è governata da regole

Grammatica

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La grammatica è l'equivalente linguistico delle fondamenta di un edificio, ossia la struttura delle frasi. Qui conoscere più lingue è fondamentale, altrimenti si tenderà sempre a creare un codice della lingua che si conosce. A tal senso, oltre al consiglio di imparare altre lingue, si possono portare esempi di particolarità di alcune lingue:

  • In lombardo la negazione è postverbale, ossia dopo il verbo, mentre in italiano è preverbale, ossia prima del verbo[2]
  • In polacco le domande sono introdotte dalla particella "Czy"
  • Nel lombardo occidentale è diffuso il plurale metafonico, ossia la variazione di una vocale per il plurale, come "todesch" (tedesco) che diventa "todisch" (tedeschi)
  • In basco i verbi possono portare informazioni sull'ascoltatore, ossia nel verbo si può dire di star parlando con un uomo o una donna e il grado di conoscenza che si ha
  • Non in tutte le lingue esistono le forme di cortesia, mentre alcune ne hanno più di una
  • In certe lingue esistono più passati e più futuri verbali, in base alla distanza temporale
  • In una lingua artificiale sperimentale esistono pronomi differenti a seconda del luogo
  • In latino e in lombardo i numeri variano per genere fino al quattro
  • In latino si può fare una domanda suggerendo una risposta affermativa o negativa
  • In cinese invece si possono dare le opzioni di risposta nella domanda, frasi come "Sei di Pechino?" sono letteralmente "Tu essere non essere di Pechino?"
  • Il basco è una lingua ergativo assolutiva, ossia il soggetto di una frase transitiva ha una piccola modifica rispetto a quello di una intransitiva.

Grammatica essenziale

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In sostanza i punti essenziali grammaticali da decidere sono:

  • La struttura della frase (Le più diffuse sono Soggetto Verbo Oggetto[3] come in italiano o Soggetto Oggetto Verbo[4] come in sardo)
  • Generi, ad esempio maschile, femminile, neutro. Nulla proibisce di approfondire ed avere ad esempio un genere "femminile cosa" e "maschile animale"
  • Numero, ossia singolare e plurale, e la sua formazione. Può essere utile valutare la formazione del plurale in più lingue per valutare come fare
  • Articoli, che possono non esistere (come in russo), essere unici (come in inglese[5]), irregolari (come in italiano) o regolari (come in catalano[6])
  • Nomi e aggettivi
  • Verbi, determinare come si coniugano, se esistono delle coniugazioni o delle altre regole.
  • I verbi ausiliari, come essere e avere. Non in tutte le lingue sono uguali, ad esempio in catalano "Sono entrati" si dice "Han entrat".
  • Verbi fraseologici, ossia verbi costituiti da verbo + una particella e che hanno un significato differente dal verbo originale[7]
  • L'aggettivo possessivo, che può essere una forma ("La casa di Marco") o un genitivo ("Marco's house")
  • I nomi propri
  • Le congiunzioni
  • I casi, ossia la declinazione dei nomi in base alla sua funzione logica

Lessico

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Il lessico è una parte molto importante di una lingua artificiale, visto che permette di parlare. Tre metodi classici per creare parole sono:

  • Partire da un'altra lingua, ad esempio se state creando una lingua neolatina, dal latino. È buona cosa avere una sorta di "algoritmo" per trasformare regolarmente le parole
  • Inventandole completamente, utile per lingue completamente nuove
  • Partendo da radici, come in arabo ed ebraico. Ad esempio in arabo "k-b-r" indica "esser grande", e da ciò ha origine "Akbar" e "takbir")

Si deve anche considerare la posizione dei prestiti nella lingua, ci sono lingue che usano ampiamente prestiti, come l'italiano, mentre altre evitano, come il francese e lo spagnolo. In tal caso si deve decidere se usare un calco (ossia una parola basata sull'originale, come "hot dog" che diventa "cane caldo") o inventare una nuova parola da zero.

Dialetti

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Tutte le lingue naturali hanno delle varianti, ciò è dovuto ad esempio all'isolamento geografico, all'influenza di altre lingue o all'influenza di un altro stato. Tuttavia le lingue artificiali possono non avere dialetti. Tendenzialmente le lingue internazionali non dovrebbero avere dialetti, mentre lingue che devono sembrare naturali dovrebbero avere dialetti. Questa variazione dovrebbe avere un senso, ad esempio se state creando la lingua dell'isola X, a Nord dominata dalla Grecia e a Sud dalla Repubblica di Venezia una buona idea è creare struttura e fonetica identiche, ma usare molti venetismi nel dialetto del Sud e grecismi in quello del Nord.

A questo fine è utile studiare lingue con varianti dialettali note, buoni esempi sono il catalano, il lombardo e l'italiano. Varianti tipiche sono:

  • Aspirazione di consonanti, tipicamente la "c" o la "s"
  • Rotacismo, ossia trasformazione di una consonante, tipicamente la "l", in "r"
  • Modifica di una vocale stabile nella variazione (come la "i" milanese che in molte parole orientali diventa "e")
  • Trasformazioni di vocali in Schwa, fenomeno tipico in catalano dove l'articolo "el" si pronuncia "ɛl" da qualche parte e "əl" in altre parti.
  • Lenizione (perdita) di una consonante fissa
  • Aggiunta o rimozione di caratteristiche per vicinanza ad altre lingue, ad esempio il toscano, pur essendo parte della lingua italiana (tanto da darle, in alcuni contesti, il nome) ha caratteristiche galloitaliche come "l'è" o "vò" e "fò" invece di "vado" e "fatto"[8]

Se si vuole creare una lingua con dialetti in senso italiano, ossia di lingue subordinate a quella ufficiale, bisogna fare tutto il lavoro di creare una nuova lingua, ma si possono definire dialetti più vicini alla lingua, magari perché fino ad un certo anno erano la stessa lingua, o dialetti ben più lontani.

Dialetti e ortografia

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I linguisti non sono mai stati concordi su come trattare le varianti dialettali, e ad oggi esistono principalmente tre soluzioni:

  • Basarsi sul dialetto standard, come in italiano, dove la scrittura si uniforma al dialetto standard e la parlata è autonoma da essa
  • Tenere le varianti dialettali nello scritto, scrivendo "come si pronuncia"
  • La recente polinomia, dove i suoni soggetti a variazioni dialettali sono segnati in maniera apposita. Un esempio è l'ortografia lombarda "Scriver Lombard", dove "gioco" si scrive "joeg", e si pronuncia "giögh" a Milano e "zögh" a Brescia.

Nulla vieta di mischiare sistemi, ad esempio l'ortografia veneta è tipicamente del secondo tipo, ma ha elementi polinomici come la "l tajada" "ł" che segna una l che viene pronunciata in tre modi diversi: Come in italiano, in un modo particolare o non pronunciata.

La cultura

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Le lingue sono sempre influenzate dalla cultura locale. Dire "camminare su qualcosa senza togliersi le scarpe" per un italofono difficilmente avrà un significato particolare, mentre in Giappone, dove entrare in scuole, case e certi ristoranti con le scarpe è inaccettabile, indica un grave affronto. Dunque se l'obiettivo è di creare una lingua internazionale questi elementi culturali vanno evitati, visto che nel mondo esistono molte culture, mentre se si sta creando una lingua per una civiltà è buona cosa definire prima le tradizioni e la cultura di questa società, per poi poter eventualmente creare detti e parole basati su questi elementi. Anche l'elemento razziale è da tenere a mente, pensiamo a forme come "lavorare come un negro", non sono universali ed ogni civiltà avrà le sue, basate sui propri trascorsi storici.

Altro elemento culturale importante è l'imperativo: popoli notoriamente "educati", come gli inglesi, evitano l'imperativo in favore di forme indirette, mentre lingue come il polacco sono molto più dirette.

Registri ed educazione

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In molte lingue esistono dei registri per svariate situazioni. Essi possono limitarsi solo ad un contesto informale o formale, essere un po' più sviluppati, dividendo ad esempio famiglia da amici o avere un sistema molto complesso, dove la formalità di un tempio è diversa da quella della scuola, e dunque ci sono magari una decina di modi per dire la stessa cosa, a seconda della situazione.

Importanti anche i pronomi, in francese e napoletano si usa la seconda persona plurale, in spagnolo e italiano la terza singolare. Ci sono varie possibilità di scelta, anche mischiando. Una lingua che lo faceva era il lombardo, dove esisteva sia il lu/lé per certi contesti ed il "vu" per quelli più formali. Le possibilità di scelta sono tante, si potrebbe creare un pronome o addirittura una forma verbale apposita formale.

Esempi di lingue

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Per una lista completa consulta la pagina su wikipedia

Esistono molte lingue artificiali, ma qui parleremo solo di quelle più utili ed interessanti.

Esperanto

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Esperanto in esperanto vuol dire colui che spera. Il nome deriva dallo pseudonimo usato dal suo inventore, l'oftalmologo polacco di origine ebrea Ludvig Zamenhof, che nelle sue prime pubblicazioni si faceva chiamare Doktoro Esperanto (Dottore che spera). Creata per essere una lingua ausiliaria internazionale nel 1887, l'esperanto ha una discreta comunità di parlanti, detta esperantista. La comunità esperantista è la più grande comunità di parlanti di una lingua ausiliaria al mondo, quantificata in qualche milione[9]. Per questi numeri è considerata di gran lunga la lingua ausiliaria pianificata più di successo. Esistono persino qualche migliaio di esperantisti "nativi"[10]. Questa lingua non ha eccezioni, dunque è molto logica e relativamente semplice da imparare. Per le radici dei vocaboli si basa sulle lingue di tutto il mondo, ma principalmente romanze, che vengono adattate alla fonetica esperantista e che vengono combinate secondo un meccanismo agglutinante.

Europanto

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Più che una lingua è vera e propria è una specie di scherzo nato nei palazzi della burocrazia europea. Si basa sull'idea che esistano parole internazionali, come "spaghetti", "kaputt", "much", che le persone usano quando non parlano una lingua comune, e sul provare a trasformare questa cosa in una vera e propria lingua. È stata eliminata dall'elenco delle lingue ausiliarie nel gennaio 2009 con la motivazione di lingua inesistente.[11]

Interlingua

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Interlingua è stata sviluppata per essere comprensibile a tutti i parlanti di lingue neolatine, infatti si stima che sia compresa (a vari livelli) da più di 500 milioni di persone. È stimato sia parlata da alcune centinaia ad alcune migliaia di persone al mondo, per lo più linguisti ed appassionati, non sembrano esistere dati ufficiali in merito. È stata sviluppata con una struttura della frase latina e i vocaboli sono stati presi in base alla loro presenza nei vocabolari delle lingue prese a confronto. Nata da un tentativo di riforma dell'Esperanto, la lingua Ido, non ha avuto il successo del suo progenitore.

Aramaico della Passione

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Nel film La Passione di Cristo si usa l'aramaico, ma questo aramaico è stato ricostruito da zero partendo dai documenti disponibili, per renderlo una lingua adatta per fare un film. È il più importante esempio di ingegneria linguistica per un film.

Lingua creata per permettere di comunicare con i computer. Per questo non ha una fonetica precisa. Teoricamente è una lingua a posteriori, in quanto le parole sono generate tramite algoritmo da parole esistenti e creandone una versione intermedia, ma spesso il risultato è talmente diverso dalle parole esistenti da farla apparire a priori.

Klingon

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Lingua appartenente alla serie tv Star Trek parlata dalla popolazione aliena, appunto, Klingon.

  1. https://www.lanazione.it/firenze/curiosit%C3%A0/dante-parole-proverbiali-1.1552760
  2. italiano: Non ho mangiato, lombardo: Hoo minga mangià
  3. Io (S) sono (V) alto (O)
  4. Io (S) bello (O) sono (V)
  5. "the" per tutti
  6. "el" pluralizza in "els"
  7. Come l'inglese "get" prendere e "get up", svegliare
  8. si veda il milanese "voo" e "foo"
  9. tra i 500 000 e i 2 000 000 (EN) Why does anyone learn Esperanto?, news.bbc.co.uk, 16 luglio 2008. URL consultato il 29 settembre 2011.
  10. https://www.youtube.com/watch?v=UzDS2WyemBI Esperanto: Like a Native - video intervista di diversi esperantisti nativi.
  11. Documentation for ISO 639 identifier: eur, sil.org. URL consultato il 15 giugno 2012.

Risorse esterne

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