Alfabeto e pronuncia dello spagnolo

Lo spagnolo, a causa dell'enorme estensione di territorio in cui esso è lingua ufficiale, presenta alcune variazioni nella pronuncia in base al paese o alla regione in cui esso è parlato. In questa lezione vengono illustrati l'alfabeto e la pronuncia, lettera per lettera, dello spagnolo standard.

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Alfabeto e pronuncia dello spagnolo
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Lingua spagnola
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Materia:Lingua spagnola Lingua spagnola Accenti in spagnolo
Nello scioglilingua "Una madre y una hija van a la misa; la madre pisa paja, la hija paja pisa" chi è di madrelingua italiana dovrà notare particolarmente la decisa aspirazione della jota, la "i lunga" del castigliano. Inoltre si sente bene che la S è sempre sorda (/s/), anche fra due vocali, e che la H è sempre muta.
La lettera ñ si legge eñe ['eɲe] e tradizionalmente è considerata un grafema a sé stante (non una n con un segno diacritico).

Alfabeto

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La pronuncia distinta della C (/θ/) di cocer, cocido (cuocere, cotto), rispetto alla S (/s/) di coser, cosido (cucire, cucito), detta ceceo [θe'θeo], è caratteristica soprattutto della Spagna. Il suono, uguale a quello della Z, ricorda quello della th dura dell'inglese to think.
 
Le vocali del castigliano sono solo cinque, a differenza delle sette dell'italiano. La realizzazione della E e della O può variare leggermente in base alla posizione, ma sono tendenzialmente chiuse.

L'alfabeto spagnolo (alfabeto) è composto da 27 lettere (letras) e due digrammi.

Grafema Nome moderno Valore fonetico (in IPA) Audio
A a [a]
B be [be]
C ce [θe]
CH che [ʧe]
D de [d̪e]
E e [e]
F efe ['efe]
G ge [xe]
H hache ['aʧe]
I i [i]
J jota ['xot̪a]
K ka [ka]
L ele ['ele]
LL elle ['eʎe]
M eme ['eme]
N ene ['ene]
Ñ eñe ['eɲe]
O o [o]
P pe [pe]
Q cu [ku]
R erre o ere ['eɾe]
S ese ['ese]
T te [t̪e]
U u [u]
V uve ['uβ̞e]
W uve doble o doble uve ['uβ̞e 'ð̞oβ̞le] o ['ð̞oβ̞le 'uβ̞e]
X equis ['ekis]
Y ye o i griega ['ʝe] o [i 'ɣ̞ɾjeɣ̞a]
Z zeta ['θet̪a]

Nozioni sulla pronuncia

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La pronuncia dello spagnolo è molto simile a quella dell'italiano, pur con alcune ovvie varianti.

Generalità

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Ascoltando un parlante madrelingua, soprattutto se spagnolo, si nota una leggera differenza rispetto all'italiano: le sillabe si succedono serrate, l'intonazione insiste molto sugli accenti. Per capire bene questa differenza, bisogna prendere coscienza di una particolarità dell'italiano che generalmente non viene insegnata (se non in corsi specialistici).

L'italiano distingue fra vocali lunghe e brevi, automaticamente in base alle consonanti che seguono: se ne seguono due (sillaba chiusa) la vocale è breve, altrimenti è lunga. La a di carro, fatta e pianta, la e di penna sono brevi (/a/, /e/); quelle di caro, fata, piana e pena sono lunghe (/a:/, /e:/).[1]

In castigliano le vocali sono sempre brevi (come in veneto), la differenza fra caro e carro, fra pata e pasta, sta solo nelle consonanti (difatti le consonanti doppie sono rare, a parte la r). Questo determina l'assenza del rapido ritmo alternato proprio dell'italiano, in favore d'un andamento più uniforme; per sostenere questo susseguirsi di suoni, la voce tende a cadere con forza sulle sillabe accentate.

Tipicamente chi è di madrelingua italiana si fa riconoscere proprio per la tendenza ad allungare le vocali in sillaba aperta e ad ammorbidire le consonanti intervocaliche diverse da b, d e g.

Le vocali sono tendenzialmente tutte chiuse. La loro pronuncia è perfettamente accostabile a quella italiana, ma a differenza dell'italiano dove la E e la O hanno una variante aperta (/ɛ/, /ɔ/) e una chiusa (/e/, /o/), lo spagnolo non presenta questa particolarità (in teoria sono tutte chiuse; per le sfumature si presti attenzione alla pronuncia dei parlanti madrelingua). Chi non conosce la lingua tende a pronunciare i nomi spagnoli con una pronuncia analoga al francese mangiando talvolta le E finali, compiendo uno sforzo del tutto inutile se non controproducente, in quanto le vocali sono da pronunciarsi come in italiano.

Lettere C e Z

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La lettera C presenta tre varianti di pronuncia, in base alla lettera che segue. Secondo l'alfabeto fonetico internazionale, può essere [k] (come nell'italiano casa, corpo, cuoio), [ʧ] (come nell'italiano cena, cinema) e [θ]. Quest'ultima variante non è presente nell'italiano, ma si pronuncia accostando la punta della lingua fra gli incisivi (come nell'inglese thing, tooth).

  • Suono [k]: quando la C è seguita dalle vocali A, O, U o da una qualsiasi consonante. (Esempi: carne - comprar - cuero).
  • Suono [ʧ]: solo ed esclusivamente nel digramma CH. (Esempi: chorro - pincho - lucha)
  • Suono [θ]: quando la C è seguita dalle vocali E, I. (Esempi: cena - cielo)

La lettera Z si pronuncia con il suono [θ], come la C nei suoni "ce - ci". La differenza è che la Z è sempre pronunciata in tal modo, indipendentemente dalla lettera che segue.

Lettere G e J

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La lettera G presenta due varianti di pronuncia, in base alla lettera che segue. Secondo l'alfabeto fonetico internazionale, può essere [ɣ̞] (simile, ma non uguale, all'italiano gatto, gola, gufo) o [x]. Quest'ultima variante non è presente in italiano e nemmeno in inglese o in francese, mentre è tipica delle lingue slave come il bulgaro (scritta X). È molto simile al ch tedesco, e il suono viene prodotto facendo coincidere il fondo della lingua con il palato molle. Il risultato è una sorta di aspirazione (come nel tedesco auch, Achtung).

  • Suono [ɣ̞]: quando la G è seguita dalle vocali A, O, U o da una qualsiasi consonante (Esempi: gato - gorro - gusto), o se seguita da UE, UI, dove la vocale U risulta muta. (Esempi: Guevara, guía). Qualora la Ü avesse la dieresi nei suoni GÜE - GÜI la vocale U dev'essere pronunciata (Esempi: vergüenza, cigüeña, nicaragüense). Il suono non è esattamente simile alla G dura italiana [g], essendo in spagnolo più dolce e meno deciso. Come nel caso delle consonanti B, V e D (come spiegato più sotto) si tratta però semplicemente di una sottigliezza che il più delle volte non viene nemmeno insegnata.
  • Suono [x]: quando la G è seguita dalle vocali E, I. (Esempi: gente - gitano)

La lettera J (jota) è pronunciata con il suono [x], come la G nei suoni "ge - gi". La differenza è che la J è sempre pronunciata in tal modo, indipendentemente dalla lettera che segue.

Lettere H ed Ñ

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Contrariamente a quanto accade in inglese, la lettera H è sempre muta, ma mai aspirata. Molti termini iniziano con l'H (horno, humo, harina...) o hanno la cosiddetta hache intercalada (almohada, ahorro, Calahorra...), e l'errore dello studente è spesso quello di aspirare l'H. Come già spiegato precedentemente, se preceduta dalla lettera C, l'H dà luogo al digramma CH (pronunciato [ʧ]).

 
Come la ñ, anche la ll, che si legge elle /eʎe/, fino al 2010 era considerata un grafema a sé stante e nell'ordine alfabetico precedeva immediatamente la m. Nella pronuncia, la variante /ʝ̞/, molto diffusa in Ispagna e in altri paesi, è detta yeismo.

La lettera Ñ si pronuncia [ɲ], un suono molto vicino al digramma italiano GN [ɲɲ] nelle parole Spagna, gnomo, ragno ecc. Lo studente deve altresì fare attenzione alle parole in spagnolo che presentano anch'esse le lettere GN. In tal caso si dovranno pronunciare distintamente entrambi i fonemi, come in ignición, ignorancia.

Digramma LL e lettera Y

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Il digramma LL non viene pronunciato come se fosse una doppia L. Secondo l'alfabeto IPA il suo suono corrisponde alla laterale approssimante palatale [ʎ], paragonabile al digramma italiano GLI (come nelle parole aglio, foglia, scogli ecc.) anche se il suono è più suave e meno marcato. per esempio strada, via si dice "calle" e si pronuncia "caglie".

La lettera Y (ye o i griega) ha due tipi di pronuncia. Se seguita da una qualsiasi vocale il suo suono corrisponde alla fricativa palatale sonora [ʝ], paragonabile a una via di mezzo fra l'approssimante palatale [j] (la I semiconsonantica nella parola ieri) e la fricativa postalveolare sonora [ʒ] (la G dolce francese nella parola garage). In tutti gli altri casi, ovvero quando si trova a fine parola o (caso molto raro) quando è seguita da una consonante, viene pronunciata come una semplice "i". Ad esempio "cayetan" si pronuncia "caietan".

Molti studenti, ma addirittura molti madrelingua, spesso commettono errori di scrittura in determinati termini che presentano il suono [ʎ] e [ʝ]. Avendo infatti pronuncia molto simile serve molta pratica per riuscire a memorizzarli, in quanto non esiste nessuna regola grammaticale che spieghi quando utilizzare il digramma LL piuttosto che la lettera Y.

Lettera Q

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Fra le varietà dello spagnolo, quelle parlate in Argentina e in Uruguay si distinguono fra l'altro per una pronuncia molto caratteristica (castellano rioplatense). Si riconoscono immediatamente per la resa della ll e della y come [ʒ] (j francese) o addirittura [ʃ] (raddoppiata sarebbe la sc di scena) (zheísmo o sheísmo), suoni entrambi sconosciuti nel castigliano di Spagna. Per esempio, ladrillo e arroyo sono pronunciate [la'ð̞riʒo] e [ar'roʒo].

La lettera Q, come in italiano, è sempre seguita dalla U. Viene utilizzata solo per riprodurre il suono [k] quando questo è seguito dalle vocali E, I. La U è l'unica lettera a non essere mai pronunciata. Ad esempio i termini quemar, quieto vengono pronunciati kemar, kieto.

Attenzione: la Q non è mai usata in QUA o QUO. Ma viene usata invece in italiano. Queste ultime due parole, insieme a QUI, fanno riferimento anche ai nipotini di Paperino. Tale suono viene infatti semplicemente trascritto con la lettera C. Ad esempio in cuadro, cuando, cuanto, cuociente....

Lettere B, V e D

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La B e la V in spagnolo sono pronunciate nello stesso identico modo. Dopo una pausa o dopo una nasale (m, n) il suono è quello occlusivo della B italiana (/b/), all'interno di parola è un'approssimante ([β̞,] nell'alfabeto IPA; trascritto comunemente [β]). Per rendere il suono in termini discorsivi, tale suono si rende accostando semplicemente le due labbra senza farle toccare fra di loro permettendo il passaggio di un sottilissimo filo d'aria, diversamente dall'italiano in cui il suono è più secco e deciso. Lo stesso discorso vale per la lettera D, pronunciato [d̪], ovvero con la lingua fra i denti come nell'articolo determinativo inglese the.

Attenzione: la perfetta pronuncia dei suoni [β̞] e [d̪] è tuttavia considerata una sottigliezza che il più delle volte non viene nemmeno insegnata, in quanto la differenza con i suoni più decisi [b] e [d] tipici dell'italiano, è quasi impercettibile in una normale discussione. Rimane comunque certamente d'obbligo pronunciare la B e la V allo stesso modo.

Lettera R

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La pronuncia della R è perfettamente identica a quanto accade in italiano. L'unica peculiarità è che quando si trova a inizio parola viene pronunciata come se fosse doppia. Solo questa consonante va raddoppiata in spagnolo, a differenza delle altre che, come la R, si raddoppiano, in particolare, solamente in italiano.

Lettera S

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La S è sempre sorda come nelle parole italiane sordo, stanco ecc. Ma allora non può mai essere sonora.

  1. Non ci soffermiamo qui sulle particolarità della prosodia italiana, come la divisione in sillabe delle parole con s impura.

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