''Il Processo'' di Franz Kafka (superiori)

Il processo (Der Prozess) è un romanzo incompiuto di Franz Kafka, pubblicato per la prima volta nel 1925. Oggetto dell'opera è la passiva accettazione, da parte degli altri personaggi, dell’ineluttabilità di una giustizia che funziona come un fenomeno fisico, con sue logiche autoreferenziali e insondabili, contro cui a nulla servono la razionalità e la lucidità di Josef K., accusato, arrestato e processato per motivi misteriosi.

lezione
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''Il Processo'' di Franz Kafka (superiori)
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Italiano per le superiori 1
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%
Il processo
Titolo originaleDer Prozess
AutoreFranz Kafka
1ª ed. originale1925
GenereRomanzo
Lingua originalede

Dal libro venne anche tratto un film, intitolato anch'esso Il processo, diretto da Orson Welles e interpretato da Anthony Perkins e dallo stesso Welles.

L'Autore

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  Per approfondire questo argomento, consulta la pagina Franz Kafka (superiori).
 
Kafka nel 1906

Franz Kafka (Praga, 3 luglio 1883 – Kierling, 3 giugno 1924) è stato uno scrittore praghese di lingua tedesca. Nato nei territori dell'Impero austro-ungarico, divenuti Repubblica cecoslovacca a partire dal 1918, è ritenuto una delle maggiori figure della letteratura del XX secolo e importante esponente del modernismo e del realismo magico.

La maggior parte delle sue opere, come Die Verwandlung (La metamorfosi), Der Prozess (Il processo) e Das Schloss (Il castello), sono pregne di temi e archetipi di alienazione, brutalità fisica e psicologica, conflittualità genitori-figli, presentano personaggi in preda all'angoscia esistenziale, labirinti burocratici e trasformazioni mistiche. Le tematiche di Kafka, il senso di smarrimento e di angoscia di fronte all'esistenza, caricano la sua opera di contenuti filosofici che hanno stimolato l'esegesi dei suoi libri specialmente a partire dalla metà del Novecento. Nei suoi scritti è frequente imbattersi in una forma di crisi psicologica che pervade il protagonista sino all'epilogo della narrazione, e che lo getta in modo progressivo in un'attenta analisi introspettiva.

Non sono pochi i critici che hanno intravisto nei suoi testi elementi tali da farlo ritenere un interprete letterario dell'Esistenzialismo. Altri infine hanno «coniato per Kafka la formula di "allegorismo vuoto". Come ogni autore allegorico, Kafka rappresenta una vicenda per "dire altro"; ma questo "altro" resta indecifrabile e dunque indicibile.»

Kafka nacque in una famiglia ebraica della classe media di lingua tedesca a Praga, la capitale del Regno di Boemia, allora parte dell'Impero austro-ungarico. Nel corso della sua vita, la maggior parte della popolazione cittadina parlava il ceco e la divisione tra parlanti la lingua ceca e quella tedesca era una realtà tangibile, in quanto entrambi i gruppi cercavano di rafforzare la propria identità nazionale. La comunità ebraica era in mezzo tra le due correnti, sollevando naturalmente domande in merito a chi appartenessero. Kafka stesso conosceva approfonditamente ambedue le lingue, considerando il tedesco come lingua madre.

Kafka intraprese una formazione giuridica e ottenne un lavoro in una compagnia di assicurazioni. Iniziò a scrivere racconti nel suo tempo libero, lamentandosi sempre del poco tempo a disposizione per dedicarsi a quella che considerava la sua vocazione. Kafka preferiva comunicare per lettera; scrisse centinaia di lettere ai familiari e alle amiche intime. I destinatari principali furono suo padre, la sua fidanzata Felice Bauer e la sua sorella più giovane Ottla. Ebbe un complicato e travagliato rapporto con il padre che influì notevolmente sui suoi scritti. La sua appartenenza alla cultura ebraica fu in lui fonte di profondi conflitti interiori, nonostante non sentisse un particolare legame con le sue radici. Tuttavia, i critici sostengono che la sua origine ebraica abbia influenzato le sue opere.

Solo poche opere di Kafka furono pubblicate durante la sua vita: le raccolte di racconti Betrachtung (Contemplazione) e Ein Landarzt (Un medico di campagna) e qualche opera singola (come La Metamorfosi) in riviste letterarie. Preparò l'edizione di una raccolta di racconti, Ein Hungerkünstler (Un digiunatore), pubblicata solo dopo la sua morte. Le opere di Kafka rimaste incompiute, tra cui i suoi romanzi Il Processo, Il Castello, e America (noto anche come Der Verschollene, Il Disperso), furono pubblicate postume, in gran parte dal suo amico Max Brod, che non assecondò il desiderio di Kafka, il quale voleva che i suoi manoscritti venissero distrutti. Albert Camus, Gabriel García Márquez e Jean-Paul Sartre sono tra gli scrittori che hanno subìto maggiormente l'influenza dei lavori di Kafka; il termine "kafkiano" è entrato nella lingua italiana per descrivere situazioni esistenziali come quelle presenti nei suoi scritti.

La Trama

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  Per approfondire su Wikipedia, vedi la voce Il processo (romanzo).

Il protagonista del romanzo, Josef K., è impiegato come procuratore presso un istituto bancario. Una mattina, due uomini a lui sconosciuti si presentano presso la sua abitazione, dichiarandolo in arresto, senza tuttavia porlo in stato di detenzione. K. scopre così di essere imputato in un processo. Pensando ad un errore, decide di intervenire con tempestività per risolvere quello che ritiene essere uno spiacevole (ma temporaneo) malinteso.

Ben presto, K. si rende conto che il processo intentato nei suoi confronti è effettivamente in corso. K. tenta inizialmente di affrontare la macchina processuale con la logica e il pragmatismo che gli derivano dal suo lavoro presso la banca. Tuttavia, tempi e modalità di svolgimento del processo, né altri aspetti del suo funzionamento, non vengono mai pienamente rivelati all'imputato, neppure nel corso della sua deposizione presso il tribunale. A K. non verrà mai comunicato il capo di imputazione che pende su di lui.

Dietro consiglio dello zio, K. affida a un avvocato il mandato di difenderlo. Pur rassicurando K. in merito all'impegno profuso per il suo caso, l'avvocato pare tuttavia procedere con la medesima opacità che è propria del tribunale, mettendo in atto iniziative la cui efficacia K. non è in grado di valutare appieno. K. decide infine di rimuovere il mandato all'avvocato, a dispetto del tentativo di dissuasione da parte dello stesso legale difensore. K. entrerà anche in contatto con un pittore, Titorelli, che sembrerà prodigarsi a suo vantaggio, anche in questo caso però senza effetti tangibili.

Questa rinuncia alla difesa prelude all'epilogo della vicenda. Josef K. viene infatti prelevato da due agenti del tribunale e condotto in una cava, dove viene giustiziato con una coltellata. K. muore in conseguenza di una condanna inflittagli da un tribunale che non lo ha mai informato in merito alla natura delle accuse a suo carico, e che non gli ha mai fornito alcun riferimento per attuare una vera difesa.

Arresto. Colloquio con la signora Grubach. Arriva la signorina Bürstner

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La mattina del suo trentesimo compleanno due uomini, vagamente auto-identificatisi come agenti di polizia, si presentano del tutto inaspettatamente nella camera in affitto dove risiede Josef K., procuratore finanziario in una delle più importanti banche cittadine; gli fanno chiaramente intendere che loro intenzione è quella di arrestarlo, in quanto ha commesso un crimine che però non viene meglio specificato. Gli comunicano che è in arresto, ma è lasciato in libertà provvisoria: gli viene detto a questo proposito d'attender fiducioso istruzioni. Gli viene anche comunicato che è iniziato a suo carico un processo penale.

A Josef K. non viene fornita alcuna indicazione circa la colpa per cui sta per essere messo sotto processo. Questa situazione viene introdotta fin dal celebre incipit:

«Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato.»

Nonostante tutto ciò, viene quindi fatto sapere a Josef che per il momento gli viene consentito di continuare con la propria vita normale di sempre; può anche andar a lavorare in banca come al solito.

Josef è venuto così a conoscenza d'essere imputato in un processo; sicuro che si tratti d'un errore, anche se già abbastanza preoccupato, il protagonista decide di intervenire e darsi da fare con tempestività per cercar di risolvere il più presto possibile quello che ritiene essere nient'altro che uno spiacevolissimo malinteso ed errore giudiziario. Quella sera stessa, al ritorno dal lavoro, parla con la sua affittuaria, la signora Grubach. La padrona di casa lo rassicura circa l'arresto:

«Lei non deve prendersela troppo a cuore. Che cosa non capita nel mondo!»

In cerca d'un po' di compagnia e sostegno morale, va quindi a far visita alla vicina, la signorina Bürstner; al termine della conversazione - in cui ha ricostruito per filo e per segno la scena dell'arresto - e dopo essersi ripetutamente scusato per l'intrusione in camera sua, Josef improvvisamente si lascia trasportare dai propri sentimenti e la bacia.

Primo interrogatorio

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Ricevuta una telefonata, che lo convoca davanti alla corte per la domenica seguente, Josef K. si reca - ancora abbastanza fiducioso nella sua innocenza e perfetta estraneità davanti ad ogni fatto imputatogli - alla prima udienza del processo. Seguendo l'indirizzo che gli è stato consegnato si ritrova in un quartiere popolare di periferia, abitato da povere famiglie: gli edifici sono tutti uguali ed egli fatica un po' a trovare l'aula situata al quinto piano di un enorme edificio del tutto anonimo. Quando riesce infine ad individuarla, scopre ch'essa è situata nella squallida soffitta all'ultimo piano; qui incontra il giudice istruttore, che lo sta attendendo.

Josef, anche se non ha ancora la più pallida idea di che cosa sia stato accusato, si difende però in maniera accorata di fronte ad una sala gremita fino all'inverosimile, arrivando ad attaccare il malfunzionamento della burocrazia giudiziaria. Fa così un lungo discorso in cui arriva a denigrare l'intera validità processuale, inclusi gli agenti che lo hanno così arbitrariamente arrestato: durante la lunga auto-difesa la moglie del guardiano si trova occupata in un angolo buio in un'impegnativa attività sessuale con uno sconosciuto. Conclusa l'arringa Josef se ne ritorna a casa.

Nella sala delle udienze deserte. Lo studente. Le cancellerie

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La settimana dopo Josef K. torna al tribunale, con l'intenzione di visitar nuovamente la corte anche se non ne è stato convocato, ma non vi è alcuna udienza; vede pertanto un'aula spoglia e abbandonata, oltre che sporca. Parlando con la moglie dell'usciere (la stessa che si trovava in intimi rapporti con un uomo mentre K. parlava la domenica prima), Josef si mostra baldanzoso e sicuro di sé, asserendo di non prendere seriamente né il processo né la minaccia di un'eventuale condanna.
La donna è molto affascinante e tenta di sedurlo mostrandogli le gambe ed un accenno di biancheria intima; in cambio della sua compagnia si offre d'aiutarlo dandogli informazioni e notizie fresche sulla propria causa al processo. Ma uno studente che ha appena fatto irruzione finisce per portarsela via con sé.

K. incontra poi l'usciere che comincia subito a lamentarsi di come tutti trattino la moglie ed invita K. a ribellarsi al suo posto, quindi lo porta a visitare la cancelleria distrettuale situata nel sottotetto senz'aria del grigio casamento. Qui il protagonista incontra un imputato il quale, non credendo sia anche lui un accusato, lo strattona fino a spingerlo via, pensando che Josef invece non voglia altro che rubargli il posto che è suo di diritto. Una ragazza, accompagnata ad un uomo che lei gli presenta come "Informatore", lo aiuta infine a ritrovare l'uscita.

L'amica della signorina Bürstner

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Tornato a casa, dopo un veloce scambio di convenevoli con la signorina Montag, giovane affittuaria che divide la stanza con la Bürstner, mentre sta parlando accoratamente con lei del proprio caso sente attraverso le sottili pareti qualcuno muoversi assieme alla vicina nella camera a fianco: Josef a questo punto sospetta che la Bürstner lo stia facendo apposta per impedirgli di raccontar fino alla fine la propria storia. Poco dopo anche un altro inquilino, Lanz, s'intromette facendogli così perdere il filo del discorso. Sembrano davvero esser tutti in combutta contro di lui.

Il bastonatore

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Mentre si trova in banca, Josef K. sente dei lamenti provenire da uno dei ripostigli/magazzini: aperta con decisione la porta scopre che un picchiatore sta per prendere a frustate i due ufficiali che la mattina dell'arresto lo avevano tenuto sotto stretta sorveglianza. Viene a sapere che questa è una punizione del tribunale, in quanto gli ufficiali avevano mangiato la colazione e s'erano impossessati della biancheria di Josef; questi si era difatti lamentato di ciò - facendo una vera e propria denuncia di corruzione e tangenti alla corte - durante l'udienza del processo. Josef a questo punto si sente in colpa, ma non riesce a dissuadere il picchiatore. Lo stesso accade la sera successiva: aprendo la porta il protagonista si trova di fronte i tre uomini e richiudendo la porta, chiede agli inservienti di dare una pulita nel magazzino.

Lo zio. Leni

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Il giovane protagonista riceve la visita dello zio, che ha saputo del processo. Durante il lungo colloquio che ne segue questi, afflitto e preoccupato per la difficile situazione in cui s'è venuto a trovare il nipote, lo invita a rivolgersi ad un noto ed apprezzato "avvocato dei poveri" suo amico, di nome Huld; nel contempo gli consiglia vivamente di non prendere troppo alla leggera, come sembra abbia fatto finora, l'accusa che gli è stata rivolta dal tribunale.

Josef K. segue il consiglio dello zio e nello studio di Huld conosce una certa Leni, sua assistente nonché infermiera personale (e, sospetta, forse anche amante dell'avvocato), che lo prende immediatamente in simpatia e gli consiglia, mentre in qualche modo non esita un attimo a corteggiarlo, di essere in generale un po' meno intransigente. Finisce che i due si baciano.
Durante la discussione col legale diventa sempre più chiaro come questo processo sia differente da qualsiasi altro regolare procedimento giudiziario: la colpa presunta è data tutta alla burocrazia che lo gestisce, la quale è molto ampia e a molteplici livelli e mantiene segrete le regole della corte oltre all'identità dei giudici. L'avvocato può preparare una difesa per Josef ma, dal momento che l'accusa è sconosciuta, l'impresa potrebbe rivelarsi alquanto ardua; non è poi neanche detto che le difese da lui inviate vengano mai lette da qualcuno al tribunale.

Josef capisce che il lavoro di Huld è quello di affrontare e star dietro ai potenti funzionari del tribunale che operano dietro le quinte; è davvero un lavoro molto duro. Mentre stanno ancora parlando il legale rivela che il capo della cancelleria del tribunale si trova proprio in quel momento nascosto in un angolo della grande stanza in cui si trovano per origliare. Chiamato in causa questi esce per partecipar alla conversazione ma, proprio in quel preciso istante, Josef viene trascinato via da Leni in un'altra stanza: qui anche lei s'offre d'aiutarlo e lo seduce. I due hanno un rapporto sessuale.

All'uscita Josef trova lo zio arrabbiato il quale sostiene che il suo essersene andato via così è stata una grave mancanza di rispetto che può nuocere gravemente al suo caso.

L'avvocato. L'industriale. Il pittore

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Josef K. torna più volte a far visita al proprio avvocato, che lo ragguaglia via via sul funzionamento del tribunale. Da Huld egli viene anche a sapere che lui stesso dovrà scrivere una memoria personale da presentare al tribunale. Ma più parla con l'avvocato e più Josef inizia a preoccuparsi seriamente: Huld lo informa di come la propria situazione si riveli esser giorno dopo giorno sempre più disastrosa.
Racconta anche molte storie di altri clienti disperati e degli sforzi che lui, avvocato, ha fatto per conto loro dietro le quinte, vantandosi al contempo delle molte conoscenze. Intanto la memoria difensiva sembra non esser mai pronta.

Il lavoro in banca per Josef si fa sempre più difficoltoso e comincia a scadere di qualità, consumato com'è dalla preoccupazione circa il suo caso. Un giorno riceve la visita di un industriale, uno dei maggiori clienti della banca in cui lavora: venuto a sapere delle difficoltà a cui sta andando incontro gli offre il proprio aiuto mandandolo da un amico pittore, un certo "Titorelli". Questi potrà certamente dargli buoni consigli, in quanto ha estese ed approfondite conoscenze con la corte.

Josef va quindi a trovare il pittore, che abita nel solaio di un palazzo in un quartiere che si trova sul lato opposto della città rispetto al luogo dov'è situato il tribunale: mentre sta salendo i gradini d'ingresso s'imbatte in tre ragazze appena adolescenti che iniziano a schernirlo e a prenderlo in giro sessualmente. Titorelli si rivela essere il pittore ufficiale del tribunale, il ritrattista dei membri dell'intera corte - un 'titolo' che ha ereditato dal padre - ed ha pertanto una profonda comprensione del processo.
Josef viene quindi a sapere che non s'è mai verificato il caso che un imputato finisse assolto, il pittore non ne ha mai conosciuto nessuno: quando Josef dichiara a gran voce di essere innocente, Titorelli risponde che quando il tribunale si avvia, difficilmente recede dalle accuse mosse all'imputato: nessuno è mai innocente.

Il pittore spiega quindi al giovane che le sue opzioni, ora come ora, sono: ottenere un verdetto d'innocenza provvisoria da un tribunale di grado inferiore, che può però esser ribaltata in qualsiasi momento dai livelli più elevati della corte giudiziaria (e che porterebbe, nel qual caso, alla ripresa immediata del processo); oppure cercare d'ingraziarsi i giudici di più basso livello così da mantener immobile la sua causa.
Spiegatagli così per bene tutta la situazione Titorelli lo fa uscire infine da una porticina di servizio, in quanto le ragazzine stanno bloccando la porta dalla quale è entrato Josef: appena oltrepassato l'uscio il giovane si ritrova immerso in un dedalo labirintico che presto riconosce esser quello degli uffici del tribunale, oppressivo e soffocante.

Il commerciante Block. Licenziamento dell'avvocato

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Josef torna da Huld per rinunciare ufficialmente al suo aiuto, ha deciso difatti di riprender il pieno controllo della sua pratica. Nello studio dell'avvocato incontra Block, un cliente di Huld che si rivela essere un individuo remissivo ed oppresso: il suo caso va avanti oramai da ben cinque anni e, da imprenditore di successo che era è passato ad uno stato di quasi bancarotta.

L'uomo s'è così ridotto ad esser praticamente dipendente nei confronti di Huld e Leni, con la quale sembra pure esser coinvolto sessualmente; Josef si ritrova pure a fare una piccola scenata di gelosia alla ragazza per aver trovato l'uomo in maniche di camicia. Block gli descrive per filo e per segno la propria esperienza in fatto di processi, dicendo che gli imputati tendono a diventare superstiziosi e a isolarsi dal resto del mondo. La successiva discussione con l'avvocato, che si fa beffe di Block considerandolo come "un cagnolino", ad un certo punto s'interrompe ed il capitolo è considerato incompiuto.

Nel duomo

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La banca chiede a Josef di accompagnare un cliente italiano appena giunto in giro per Praga, gli deve mostrare i maggiori siti d'interesse culturali e fargli insomma da cicerone. Il cliente però non pare aver molto tempo a disposizione e chiede a Josef di condurlo solo alla cattedrale; si danno appuntamento lì per una cert'ora. Josef arriva ma il cliente non si presenta.

Tanto per ingannar il tempo Josef entra nella grande chiesa, che risulta in quel momento esser completamente vuota tranne una vecchia e un officiante; nota che il sacerdote sembra si stia preparando a dare un sermone da uno dei piccoli pulpiti secondari a lato della navata. Josef comincia ad allontanarsi per timore che il prete inizi a parlare e che quindi lui si trovi costretto a rimanere fino al termine della celebrazione.

Ma, invece di fare una predica, ad un certo punto il sacerdote dal pulpito lo chiama a gran voce per nome. Avvicinatosi il religioso lo rimprovera di certi suoi atteggiamenti, soprattutto riferiti alle donne; Josef gli chiede di scendere ma in quel momento ecco che due uomini entrano in chiesa. In realtà il sacerdote lavora per la corte del tribunale come cappellano del carcere, dice quindi a Josef di sapere tutto del suo processo.

Le parole del cappellano, che espone in una specie di parabola (scritta dall'autore precedentemente ed intitolata Davanti alla legge) sulla giustizia, sembrano avere lo scopo di preparare Josef K. al peggio.

«Il tribunale non ti chiede nulla. Ti accoglie quando vieni, ti lascia andare quando vai.»

Il prete conclude affermando che la parabola è un antico testo della corte e che molti funzionari nel corso dei secoli hanno provato ad interpretarla, ma ottenendo tutti dei risultati differenti.

La fine

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Josef si viene infine a trovare alla vigilia del suo trentunesimo compleanno. Due signori si presentano davanti alla porta della sua camera e lo portano via. Egli offre ben poca resistenza, capisce che sono gli esecutori della sentenza a cui il tribunale è in qualche modo arrivato. I due lo prendono sottobraccio e lo portano, dopo aver attraversato a piedi quasi l'intera città ad una cava di pietra.

Adagiano Josef dentro una buca e uno dei due estrae un coltello da macellaio a doppio taglio. Mentre dà il suo ultimo sguardo alla vita, Josef K. vede un uomo che si sta sporgendo da una finestra. Viene accoltellato al cuore due volte mentre pronuncia le sue ultime parole:

«"Come un cane!" disse e gli parve che la vergogna gli dovesse sopravvivere.»

Il romanzo si conclude così con la morte del protagonista: l'esecuzione del colpevole è stata eseguita.

Appendice: Capitoli incompiuti

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Altri tra i vari frammenti sparsi rimasti riguardano una visita a Elsa, personaggio di cui parla per gelosia Leni, alla madre e al procuratore Hasterer, nonché alcune pagine ulteriori con Titorelli e con il vicedirettore della banca.

  1. Da Elsa
  2. Dalla madre
  3. Il pubblico ministero
  4. La casa
  5. La lotta col vicedirettore
  6. Frammento

Il Brano: "Incipit" da Il Processo, Traduzione di Giuseppe Landolfi Petrone e Maria Martorelli, Newton Compton Editori, 1989

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Di Seguito l'"Incipit" de "Il Processo" di Franz Kafka:

«Qualcuno doveva aver diffamato Josef K. perché, senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne arrestato. La cuoca della signora Grubach, la sua padrona di casa, che ogni giorno verso le otto gli portava la colazione, quella volta non venne. Ciò non era mai accaduto. K. aspettò ancora un po', guardò dal suo cuscino la vecchia signora che abitava di fronte e che lo osservava con una curiosità del tutto insolita in lei, poi però, meravigliato e affamato a un tempo, suonò. Subito qualcuno bussò e entrò un uomo, che egli non aveva mai visto prima in quella casa.»