''3001: Odissea Finale'' di Arthur Charles Clarke (superiori)

3001: Odissea finale (titolo originale 3001: The Final Odissey) è un romanzo di fantascienza del 1997 di Arthur C. Clarke, capitolo conclusivo della quadrilogia di Odissea nello spazio.

lezione
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''3001: Odissea Finale'' di Arthur Charles Clarke (superiori)
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Italiano per le superiori 1
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%
3001: Odissea finale
Titolo originale3001: The Final Odyssey
AutoreArthur C. Clarke
1ª ed. originale1997
1ª ed. italiana1997
Genereromanzo
Sottogenerefantascienza hard
Lingua originaleinglese
ProtagonistiFrank Poole
SerieOdissea nello spazio
Preceduto da2061: Odissea tre

L'Autore

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File:Clarke sm.jp
Arthur C. Clarke nella sua casa in Sri Lanka (marzo 2005)

Sir Arthur Charles Clarke (Minehead, 16 dicembre 1917 – Colombo, 19 marzo 2008) è stato un autore di fantascienza e inventore britannico.

Clarke è ai più noto per il suo romanzo 2001: Odissea nello spazio del 1968, cresciuto assieme alla sceneggiatura del film omonimo realizzato con il regista Stanley Kubrick ed ispirato al racconto breve La sentinella dello stesso Clarke. Lo scrittore ha però al suo attivo una produzione letteraria assai estesa, tra cui la celebre serie di Rama. È considerato un autore di fantascienza hard o "classica", dato che una caratteristica saliente dei suoi romanzi è l'attenzione per la verosimiglianza scientifica.

In suo onore l'orbita geostazionaria della Terra è stata chiamata "Fascia di Clarke". Egli infatti fu il primo ad ipotizzare, in un articolo pubblicato nel 1945, l'utilizzo dell'orbita geostazionaria per i satelliti dedicati alle telecomunicazioni.

La Trama

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In un futuro molto lontano, Marte, la Luna e Ganimede (un satellite di quello che fu Giove, da quasi dieci secoli trasformato nel sole Lucifero), sono completamente abitati. La Terra possiede quattro torri, alte diecimila piani, che fungono da ascensori spaziali, rendendo così superflui i lanci di razzi dalla superficie e i satelliti artificiali. Le torri (una africana, una asiatica, una sudamericana e una oceanica) sono collegate attraverso un gigantesco anello sopra l'equatore.

Dopo mille anni viene ritrovato il corpo di Frank Poole (l'astronauta ucciso da HAL 9000 in 2001: Odissea nello spazio), che viene riportato alla vita. Costui si sveglia ricordando ogni cosa e, a poco a poco, si adatterà in quel mondo del tutto estraneo a lui, dove anche la lingua è leggermente cambiata, insieme, naturalmente, alla cultura e al modo di pensare.

Frank accetta di partecipare a una spedizione sull'ormai civilizzato Ganimede, dove sorge Anubis City, città con più di 50.000 abitanti.

Egli penetrerà poi nell'atmosfera di Europa, dove nessuno mette piede dal 2061, poiché crede che l'amico David Bowman, qualunque cosa sia diventato, lo lascerà atterrare in quanto sua vecchia conoscenza. Ed è effettivamente così: Poole atterra, osserva il progresso, seppur lieve, compiuto dalle creature di Europa, e ha modo di parlare con Bowman, che ora è diventato una cosa sola con HAL 9000, chiamandosi "Halman". In seguito Halman appare a Frank e lo avvisa di un pericolo imminente, cioè che gli alieni costruttori dei monoliti si preparano a compiere una terribile mossa: hanno intenzione di eliminare l'umanità per quello che stava diventando.

L'uomo riuscirà a salvarsi inserendo un potente virus nel monolito di Europa, anche con l'aiuto di Halman, ribellatosi ai suoi padroni superpotenti. I vari monoliti, TMA-0, TMA-1 e la Grande Muraglia scompariranno. In un altro futuro, le creature distaccatesi dalla materia potranno tornare, presumibilmente non con buone intenzioni.

Il Brano: "Incipit" da 3001: Odissea Finale

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Di Seguito l'"Incipit" de "3001: Odissea Finale" di Arthur Charles Clarke:

«Chiamiamoli Primogeniti. Benché non fossero nemmeno lontanamente umani, erano fatti di carne e ossa e, dopo aver rivolto lo sguardo alle profondità dello spazio, avevano provato timore, e meraviglia... e solitudine. Appena possibile, avevano cominciato a cercare amici tra le stelle.
Nelle loro esplorazioni incontrarono la vita sotto molti aspetti e osservarono il travaglio dell'evoluzione in migliaia di mondi. Constatarono quanto di frequente i primi flebili guizzi d'intelligenza fossero apparsi e si fossero spenti nella notte cosmica.
E poiché, in tutta la galassia, non avevano trovato nulla di più prezioso della Mente, ne incoraggiarono ovunque il sorgere. Diventarono agricoltori nei campi delle stelle; seminarono, e a volte raccolsero. E a volte, con indifferenza, dovettero estirpare le erbacce.»