Archeologia medievale

Una definizione convenzionale e cronologica di archeologia medievale è data da M.C. De Azevedo[1], secondo cui l'Archeologia Medievale ha: "il compito di recuperare e indagare la documentazione dei fatti archeologici appartenenti ai secoli dal II in poi, per lo meno fino alla fine del II millennio ". A livello internazionale, possiamo riconoscere come fondatori dell'archeologia, per merito delle loro ricerche e pubblicazioni: per la necessità di passare dalla histoire événementielle alla histoire de longue durée: Marc Bloch (Anni '60, corrente marxista, si veda la Scuola delle Annales) e Lucien Febvre[2] (Institut d'Art et d'Archéologie, Parigi), con Cleziou, Jean-Paule Demoule, Annie e Alain Schnapp.

lezione
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Archeologia medievale
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Archeologia

Con histoire événementielle ("storia per avvenimenti") si intende la concezione della storia prima del passaggio all'archeologia moderna: la storia era un insieme di periodi ben distinti e delimitati da date particolari (per esempio: il passaggio da Alto Medioevo a Basso Medioevo con la data del 1492, scoperta dell'America). Con histoire de longue durée ("storia di lunga durata") si intende la storia come un insieme di processi che hanno lunga durata e vanno dal periodo precedente a quello considerato a quello successivo al termine del periodo stesso; inoltre si prende coscienza dell'impossibilità di considerare due periodi nettamente distinti da una data precisa, ma occorre fare riferimento ad un graduale passaggio tra due epoche ed a lente trasformazioni (per esempio lenti cambiamenti socio-economici).

Il confronto con l'archeologia tradizionale

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Per l'archeologia tradizionale, l'archeologia stessa era individuata come Scienza del passato e dei fatti, di eventi concreti e reali, riscontrabili sui documenti scritti e che, per essere studiata, richiede prima di tutto fiuto. Essa si confonde quindi con l'analisi dei ritrovamenti, motivo per cui spesso l'antichità è stata oggetto di studio. L'analisi puramente lessicale del vocabolario archeologico sarà, da questo punto di vista, ricca di riferimenti come: "nuovi scavi a... nuovi documenti su...". È semplice dedurre come l'archeologia tradizionale definisse le nuove scoperte come una semplice aggiunta o accrescimento di qualcosa che già esisteva, ad un sapere preesistente. È detta anche "monumentale" (da "moneo", ammonire gli altri su qualcosa), poiché studiava il passato attraverso i fatti (la fonte documentaria). Il Medioevo, fino agli anni '70, non era studiato attraverso le fonti materiali ma, oltre questa data, anche l'archeologia medievale non esaurisce il suo spirito alla sola aggiunta di informazioni al materiale preesistente, ma và concepita in chiave più moderna. La distinzione più rilevante tra archeologia tradizionale e moderna, appunto, diventa il rapporto tra fonte scritta e fonte materiale: la grande conquista avvenuta a partire dagli anni '70 è stata proprio l'equiparazione, la capacità di assegnare alla fonte materiale la stessa veridicità storica, lo stesso valore della fonte scritta, da sempre privilegiata negli studi storico-archeologici.

In questo contesto, una delle funzioni più importanti della fonte materiale nell'archeologia moderna è l'integrazione di quella scritta, poiché quest'ultima, rappresentando nella storia il punto di vista esclusivo delle classi sociali che potevano "permettersi" di scrivere, lasciano trasparire una certa linea di pensiero e ci allontanano dal considerare la società nella sua interessa. Dall'altro lato, invece, la fonte materiale fornisce elementi utili alla scoperta proprio di quelle classi sociali "mute" della storia: contadini, artigiani, esponenti degli strati più bassi o modesti della società, che sono sempre stati in numero maggiore rispetto alle poche persone che avevano l'appannaggio della scrittura. Quindi, mentre dalle fonti scritte possiamo trarre notizie di natura politica, sociale, storica od economica, quelle materiali rappresentano una fonte relativa ad altri aspetto sociali, tecnologici, culturali. Inoltre, la fonte materiale è oggettiva, non è stata lasciata col preciso intento di rispecchiare una filosofia dominante o un pensiero in particolare, come avviene per i testi scritti. A fronte di ciò, lo svantaggio è rappresentato dalla difficile interpretazione che spesso contraddistingue la fonte materiale (che può essere anche discordante con quella scritta).

In questo senso, l'obiettivo finale dell'archeologia medievale è l'integrazione delle fonti scritte con quelle materiali, e con le scienze esatte per giungere al risultato finale di "fare storia".

I deficit dell'Archeologia Classica

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I canoni dell'archeologia classica, inoltre, privilegiavano il bene culturale, come detto prima, monumentale, ovvero i resti materiali di valenza estetica, trascurando gli oggetti non pregevoli o di uso quotidiano. In questo senso, l'archeologia era intesa come Storia dell'Arte antica. Gli scavi, inoltre, erano strutturati in maniera tale da portare alla luce immediatamente lo strato più antico, senza preservare quelli intermedi e superiori: questo significava per esempio che se su un sito archeologico, un insediamento, nel corso del tempo, si erano succedute la presenza romana e quella medievale, si eliminavano fisicamente tutti gli strati che ricoprivano quello romano, per valorizzare esclusivamente quest'ultimo.

In conclusione, all'interno dell'archeologia medievale vanno considerate, nella ricerca, tutte le fonti, anche quelle apparentemente meno interessanti, perché tutte le testimonianze del passato hanno lo stesso valore.

  1. M.C. De Azevedo, Studio dell'archeologia medievale in Italia.
  2. Annales. Histoire, Sciences Sociales, Renouveau des Méthodes et théorie de l'archeologie, 1973.